Bella Ciao ha smesso da tempo di essere solo un canto popolare: dalle piazze è arrivata negli stadi, sulle piattaforme digitali e sugli schermi di tutto il mondo grazie a serie come La Casa di Carta, fino a diventare uno dei simboli musicali italiani più riconosciuti a livello globale. Un successo che ha anche il suo rovescio della medaglia: più una canzone vale nell’immaginario collettivo, più vale anche sul mercato. E infatti una delle sue registrazioni più ascoltate – parte di una trattativa sul più ampio repertorio dell’etichetta Fonola Dischi – sarebbe passata sotto il controllo di un fondo di investimento estero.
A finalizzare la trattativa è stata Just Entertainment, casa discografica indipendente italiana, che ha acquisito oltre allo storico marchio fondato nel 1929 anche l’intero catalogo che conta oggi di oltre 1.000 titoli attivi, tra cui i canti del Risorgimento, il repertorio delle Mondine, i canti della Resistenza, gli inni nazionali (Bella Ciao, Fischia il vento, Bandiera rossa, l’Inno di Mameli), brani di liscio, interpreti storici come Claudio Villa e le sigle dei cartoni animati degli anni Settanta.
“Bella Ciao non appartiene a qualcuno: appartiene alla storia e, proprio per questo, appartiene a tutti”, dichiara Sergio Cerruti, Managing Director di Just Entertainment. “Con l’acquisizione di Fonola Dischi non compriamo semplicemente un catalogo: lo sottraiamo a una logica puramente finanziaria che lo avrebbe portato fuori dai confini italiani, intestandoci la responsabilità di preservarne l’identità storica e la sua comprovata capacità di parlare anche al futuro.”
“Sono contento che l’acquisizione sia stata chiusa e finalizzata insieme a Just Entertainment, una società a cui mi lega un profondo e storico legame personale e professionale. Fonola resta in mani che conoscono la sua storia, e questo mi fa guardare al futuro con fiducia”, dichiara Gianni Di Sario, già titolare di Fonola Dischi.
Oggi una registrazione che continua a essere ascoltata non è soltanto patrimonio simbolico è un asset finanziario: streaming, sincronizzazioni e pubblicità generano flussi economici stabili e duraturi. Nel 2025 il mercato discografico italiano ha superato per la prima volta il box office cinematografico, trainato non dalle novità ma dal catalogo storico, cresciuto dell’11%.
“La musica italiana deve viaggiare nel mondo, ma la sua memoria deve continuare ad avere radici italiane. Anni fa, da Presidente AFI, ho chiesto pubblicamente un golden power per la cultura. Non è arrivato. E così quel golden power ce lo siamo dovuti fare da soli”, conclude Cerruti.
“Bella Ciao è salva, ma resta una domanda aperta: quante altre canzoni italiane rischiano la stessa sorte, senza che nessuno se ne accorga in tempo? Nell’economia degli intangibili, il destino della memoria culturale italiana dipende sempre meno dalla storia e sempre più dal capitale disposto a sostenerla. Perché oggi, quel «oh partigiano, portami via» qualcuno lo prende alla lettera. E questa volta non è il partigiano.”