L’intelligenza artificiale è ormai in grado di generare in pochi secondi una musica che un compositore potrebbe impiegare giorni a realizzare. Ma se una macchina può scrivere una colonna sonora, che cosa resta della creatività umana? E soprattutto, a chi appartiene quella musica?
Sono alcune delle domande al centro di “Il compositore aumentato”, il convegno che si è tenuto il 22 ottobre 2026 a Roma, presso l’Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA). L’iniziativa, organizzata in collaborazione con Bixio Academy e Cineartemusica, è nata da un’idea di Franco Bixio, Marco Testoni e Renato Marengo, riunendo nel programma compositori, rappresentanti dell’industria musicale, istituzioni ed esperti del settore audiovisivo.
Tra i protagonisti annunciati figuravano Matteo Fedeli (SIAE), Enzo Mazza (FIMI), Andrea Miccichè (Nuovo IMAIE) e Sergio Cerruti, già presidente di AFI, insieme a compositori come Pivio, Stefano Mainetti, Alessandro Molinari, Maria Chiara Casà e Massimiliano Mechelli. Un confronto che ha messo in relazione, già nella sua impostazione, due questioni inseparabili: il futuro della creazione musicale e quello dei diritti di chi la musica la produce.
Al centro dell’incontro, un tema che riguarda l’intera filiera musicale: l’intelligenza artificiale è uno strumento al servizio degli autori o rischia di trasformarsi in un loro concorrente? Il programma ha affrontato il rapporto tra scrittura tradizionale e tecnologie generative, dalla tutela del diritto d’autore alla remunerazione dei professionisti, fino al rischio di una progressiva standardizzazione della musica per immagini.
Perché una colonna sonora non è soltanto una combinazione di note. È una scelta narrativa, un’identità artistica, il risultato del dialogo tra regista, compositore e immagini. L’IA può accelerare la produzione, suggerire arrangiamenti e generare infinite alternative, ma il valore di un’opera non si misura soltanto nella velocità con cui viene realizzata.
E mentre la tecnologia rende la musica sempre più facile da produrre, diventa ancora più importante capire come riconoscere, proteggere e valorizzare il lavoro degli autori. Una sfida che coinvolge non soltanto i compositori di oggi, ma anche la formazione delle nuove generazioni e il futuro dell’intera industria musicale.
Il vero interrogativo, allora, non è se l’intelligenza artificiale riuscirà a comporre musica. Lo sta già facendo. La domanda è quanto saremo disposti a riconoscere il valore di chi, quella musica, continua a crearla.