

Festival di Sanremo 2026–2028: il Tar impone più trasparenza sugli accordi Comune–Rai
Il Tar Liguria torna a incidere sulla vicenda degli accordi tra Comune di Sanremo e Rai per il Festival 2026–2028 e lo fa su uno dei punti più delicati: la trasparenza degli allegati “sensibili” della convenzione.
Con un’ordinanza recentemente pubblicata (n. 115/2026), i giudici hanno accolto in parte l’istanza di Just Entertainment (JE S.r.l.), la società guidata da Sergio Cerruti, ordinando a Palazzo Bellevue di riesaminare entro 30 giorni il diniego all’accesso ai documenti, annullandolo per carenza di motivazione.
Know-how Rai? Troppo generico
Il cuore della decisione riguarda gli allegati più delicati dell’accordo:
- Format
- Progetto
- Ulteriori obblighi delle parti
La Rai aveva opposto un netto rifiuto sostenendo che quei documenti contenessero know-how riservato e informazioni economicamente sensibili. Ma per il Tar questa opposizione è troppo generica: non basta evocare il know-how in astratto, serve indicare quali parti specifiche dei documenti possano causare un pregiudizio concreto.
Comune troppo passivo
Altro passaggio chiave: secondo i giudici, il Comune di Sanremo si è limitato a recepire passivamente la posizione Rai, senza svolgere una valutazione autonoma sulla reale necessità di segretezza. Un comportamento che viola i principi dell’accesso civico generalizzato, finalizzato al controllo democratico sull’azione amministrativa.
Ora la palla torna al Comune
Il Tar non ordina una pubblicazione integrale automatica, ma impone al Comune di riesaminare la richiesta, valutando se e cosa eventualmente oscurare, motivando in modo puntuale.
In altre parole: meno automatismi, più trasparenza.
Una decisione che, pur non entrando nel merito della gara, riaccende i riflettori sul contenuto reale dell’accordo Rai–Comune, in particolare su format, progetto editoriale e sfruttamento commerciale del Festival.
La partita ora è nelle mani della giunta del sindaco Alessandro Mager.
A seguito della prima sentenza a favore di JE l’intera vicenda relativa al Festival non fa altro che confermare ancora una volta il valore pubblico della questione. Il fatto che format, progetto editoriale e modalità di sfruttamento commerciale siano ritenuti, almeno in linea di principio, assoggettabili all’accesso civico generalizzato rafforza l’idea che il Festival resti un bene pubblico, legato a un marchio comunale e a un interesse collettivo.
Redazione JE
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